In
Casentino, tra Bibbiena e Poppi, sulla sponda occidentale dell’Arno,
in un crescendo di colline che rapidamente diventano montagne, si apre
agli occhi del visitatore una valle magnificamente inattuale, la Valle
del Teggina. Il verde intenso delle foreste, il fiume chiassoso, la costellazione
dei paesi murati, dei casolari sparsi, il silenzio dei luoghi in cui domina
una specie di sospensione del tempo producono un senso diffuso di pace.
Oltrepassato S. Piero in Frassino e lasciata sulla destra l’alta
cresta di Uzzano, da cui si gode uno straordinario panorama su tutta la
valle fino al Pratomagno e sulla Verna, si raggiunge Ortignano, dove l’antica
mole del castello (oggi trasformato in abitazione) ancora domina, con
le case assiepate sullo scoscendimento del colle, la strada provinciale
che conduce a Raggiolo. È un percorso di particolare bellezza ambientale
che si snoda tra i boschi, in rapida salita verso il Pratomagno, che domina
l’orizzonte con l’imponenza delle sue antiche giogaie e dei
suoi vasti boschi solitari. Dove la valle si allarga di nuovo, Raggiolo
appare improvviso al visitatore, immerso nell’ampia foresta circostante
e alto a dominare la valle.
Fondato verso il secolo VII probabilmente dai Longobardi, posto al
confine tra le diocesi di Fiesole e di Arezzo, in una posizione in cui
si incrociavano le zone di influenza di Firenze, dei Vescovi Conti di
Arezzo e dei signori dei varchi appenninici, dalla metà del sec.
XIII il castello di Raggiolo fu sotto la piena signoria dei Conti Guidi,
che vi impiantarono una rinomata fabbrica di armi. Un’antica e radicata
tradizione vuole che nel periodo granducale fosse qui dedotta una colonna
di Corsi per ripopolare la zona.
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