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Comune >> Una visita ai borghi |
| Raggiolo |
Proseguendo oltre Ortignano la strada provinciale sale verso Raggiolo
e, nei pressi di una piazzola sulla destra della strada, poco prima
del paese, si nota un ponte di pietra con arco a sesto ribassato;
testimonianza dell’antica viabilità locale, ancora oggi percorribile
e selciata. Interessante nella zona bassa di Raggiolo era la presenza
di fucine per la lavorazione del ferro poste sul torrente Teggina. L’acqua
del fiume forniva l’energia per azionare i pesanti magli mentre
l’abbondanza di legname, usato come combustibile, permetteva la
lavorazione del metallo, poi esportato mediante animali da soma verso
Bibbiena, insieme a quello proveniente da Ortignano e Carda.
Bello è ancora oggi il ponte che sovrasta la pozza d’acqua
chiara del torrente che scorre ai piedi del paese; in questa zona durante
l’ultimo conflitto mondiale vi fu grande attività delle
formazioni partigiane che, sui monti che scendono dal Pratomagno ebbero
le loro basi da dove conducevano la guerriglia contro gli occupanti
tedeschi e i collaborazionisti fascisti. Raggiolo, fondato verso il
VII secolo da gruppi goti o longobardi, fu concesso in feudo nel 967
dall’imperatore Ottone I a Goffredo di Ildebrando. Posto al confine
tra le diocesi di Fiesole e di Arezzo, in una posizione in cui si incrociavano
le zone di influenza di Firenze, dei vescovi-conti di Arezzo e dei signori
dei varchi appenninici, il castello di Raggiolo, menzionato nel 1225,
fu sotto la signoria dei conti Guidi dalla metà del XIII secolo.
Uno di loro, Guido Novello Il, assunse il titolo di conte di Raggiolo
e vi trasferì la sua corte e la sua residenza dal 1301 al 1322,
facendone un castello forte e munito. Alla sua morte, dopo breve dominio
degli Ubertini di Chitignano, il vescovo di Arezzo Guido Tarlati pose
questo castello sotto la signoria di suo fratello Pier Saccone e quindi
sotto quella di Marco, figlio di questi. Le vicende di Raggiolo nel
corso del secolo XIV sono piuttosto complesse e vertono sul difficile
equilibrio stabilito da Firenze con i suoi vicini casentinesi che, pur
raccomandandosi alla protezione della Repubblica, cercavano di mantenere
i propri possedimenti nella zona. Così vediamo come Pier Saccone
dei Tarlati e suo figlio Marco si sottomisero fin dal 1347 alla Repubblica
fiorentina ma, allo stesso tempo un altro "fedele" di Firenze,
il conte di Poppi Roberto di Simone da Battifolle, assediò Raggiolo
nell’aprile del 1356 cercando di toglierla ai Tarlati. Questi
chiesero aiuto allora a Firenze che intimò al conte di Poppi
di togliere l’assedio e di non molestare oltre i Tarlati "fedeli" di
Firenze. L’anno seguente però i raggiolatti si ribellarono
a Marco di Pier Saccone dei Tarlati e decisero di sottomettersi a Firenze
nel 1357 che incorporò Raggiolo nella Valle fiorentina formatasi
per la riunione con i popoli di Ortignano, Giogatoio e Uzzano. Con il
cambiamento di signoria non mutò la riottosità degli abitanti
che nel 1391, approfittando della guerra in corso si ribellarono al
dominio fiorentino. Firenze non esitò a spedire la sua forza
armata che arse il paese, deportò duecento uomini e ne impiccò quattordici
per rappresaglia. In questa occasione è da ricordare l’intervento
del raggiolano padre Guido domenicano, grammatico e oratore, celebre
in Firenze, che proprio nel 1391 chiese e ottenne il perdono per i duecento
conterranei. Il colpo finale al castello fu dato nel 1440 dalle truppe
di Niccolò Piccinino che lo distrussero con il fuoco uccidendo
la maggior parte degli abitanti. Il castello non venne più ricostruito
e la muraglia con la fronte prospiciente, posta nel borgo dopo la chiesa,
sono quanto resta dell’antico cassero, ancora oggi detto "la
bastia", a testimonianza della colonia di corsi qui dedotta dai
granduchi in età moderna per ripopolare la zona. Raggiolo fu
capoluogo di comunità nell’epoca granducale e mairie durante
l’occupazione napoleonica.
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Il paese di Raggiolo, addossato sul
fianco della montagna e molto esteso in altezza fino alla sommità della
montagna, presenta tutte le caratteristiche del paese montano casentinese.
Nel silenzio arcano di una natura di particolare bellezza, nella capacità di
trasformare l’utilità in armonia e nella rarefatta semplicità,
Raggiolo si segnala tra i luoghi eccellenti del Casentino. Caratteristici
borghi ripidi e selciati da cui si colgono belle visioni sul vasto orizzonte,
Raggiolo negli ultimi anni ha trovato nel turismo estivo il suo naturale
sviluppo, fattore che ha permesso di ristrutturare molte delle vecchie
case che poggiano spesso direttamente sullo scoglio affiorante a tratti
lungo le vie inaccessibili alle auto. L’unica testimonianza medievale
del paese è la facciata della chiesa di San Michele, ricavata
dall’ antico palazzo del conte Guido Novello Guidi di cui conserva
alcuni elementi come il bellissimo portale gotico con imponente architrave
sormontato da uno stemma consunto della fiorentina Arte della Lana.
La chiesa fu eretta a pieve il 5 aprile 1735, riunendo quella antica
di Santa Brigida a Raggiolo con l’oratorio di San Michele a Quota.
In questa occasione è molto probabile che siano stati eseguiti
lavori di ammodernamento e ampliamento; infatti il portale gotico è decentrato
rispetto all’attuale entrata, chiaro segno di un ingrandimento
dell’edificio. Sulla destra della chiesa si nota il campanile
con alla base l’iscrizione AD 1829, probabile data del restauro
o del rifacimento ex novo.
L'interno della chiesa di impianto settecentesco è a tre
navate di eguale altezza con tre campate e una scarsella corrispondente
alla navata centrale. Le navate sono scandite da quattro pilastri
quadrati che sorreggono volte a crociera con archi ribassati collegati
da catene
metalliche. I pilastri sono rivestiti con una decorazione pittorica
a finto marmo; i due altari laterali, l’altare centrale e la corrispondente
porta d’entrata, fanno riconoscere, in pianta, all’intemo
del rettangolo della chiesa, una croce. Dei due altari il destro
ospita una statua di gesso poli-cromo del Sacro Cuore di Gesù posta
nel 1921; il sinistro una Madonna con Bambino del XVI secolo inserita
al centro di una Adorazione di Angeli su lastra marmorea. L’altare
di sinistra è datato sull’architrave 1716.
Sul fondo della scarsella rettangolare si nota un interessante piccolo
tabernacolo contomato con stucchi settecenteschi al cui interno è racchiusa
una statuetta lignea (XVJ-XVII secolo) del patrono San Michele che sconfigge
il Drago. Ai lati della porta sono posti due confessionali in legno
intagliato; nella prima campata a sinistra una lapide segna la tomba
del frate Ambrogio Luddi, ragiolatto, vescovo di Assisi morto il 23
marzo 1930 e in fondo alla navata destra la riproduzione fotografica
di una Madonna con Bambino, stucco di scuola senese della prima metà del
XV secolo con cornice in legno del XIV secolo il cui originale è conservato
al Museo Diocesano di Arezzo. La scarsella della chiesa, vista dall’esterno, è sorretta
da un grande arco a sesto acuto sotto il quale sono visibili due finestre
medievali appartenute al palazzo dei conti Guidi. Interessanti e suggestivi
gli antichi mulini ad acqua sul torrente Barbozzaia, a pochi minuti
dal centro abitato. |
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