Oltrepassato il bivio per San Martino in Tremoleto appare Ortignano.
Il paese risiede sopra un’altura che domina la confluenza del
fosso e del torrente, sorvegliando l’intera vallata. Da questa
posizione si gode un ottimo panorama di boschi e colline, si vede inoltre
molto bene il castello di Giogalto e, più lontano, quello di
Fronzola.
Il toponimo è latino e deriva da Hortius e Hortinius, probabili
nomi di persona. Possedimento dei vescovi aretini, Ortignano passò nel
XIII secolo ai Camaldolesi che ebbero una controversia con il vescovo
di Arezzo a proposito dei dazi che costui esigeva dagli abitanti della
località. La prima menzione relativa al castello di Ortignano si
trova in un documento del 26 agosto 1225 dove l’abate Rainaldo di
Capolona fece da arbitro in una lite a proposito di torri poste in Ortignano
e Raggiolo. L’atto fu stipulato nella chiesa del castello di Ortignano;
da questo documento si ricava che il paese era già allora legato
a Raggiolo, legame che durerà nel tempo fino ad oggi, come testimonia
la dizione congiunta dei due nomi per definire il territorio del comune.
Ortignano oscillò poi nella sua storia tra i Guidi di Poppi e il
comune di Arezzo che non aveva rinunciato al suo antico possedimento e
quello di Firenze che, nel 1349, ottenne l’ultima e definitiva sottomissione
di Ortignano e del vicino castello di Giogatoio.
Ortignano, Raggiolo, Uzzano, Giogatoio, Civitella Secca e Giogalto,
furono riuniti in una stessa accomandigia, col nome di Valle fiorentina,
nel latino dell’epoca detta Vai/is Florentinae departibus Casentini.
La Valle venne posta sotto la giurisdizione del Podestà della
Montagna fiorentina che aveva sede a Castel San Niccolò e doveva
avere a disposizione un notaio e un "buon famiglio armato".
La chiesa dei Santi Matteo e Margherita, si trova, prima del paese,
lungo la strada di accesso. La chiesa di Ortignano era dedicata a Santa
Margherita, ed era di padronato del capitolo di Arezzo. Fu elevata a
pieve con decreto dell’il maggio 1699 alla quale data, per citare
il Repetti: "io suppongo che restaurata aggiungesse all’antico
suo titolare di Santa Margherita quello di San Matteo Apostolo." La
facciata presenta un dettaglio interessante nell’architrave della
porta d’ingresso, affiancata da due mensole in pietra scolpita
con volute che, probabilmente, sorreggevano una piccola tettoia. Sul
lato destro della chiesa si notano alcune lapidi datate 1656 e lo stemma
della famiglia Zacchesi. L’interno è a tre navate con arcate
sorrette da pilastri; vi era conservato un dipinto di scuola senese
del tardo Quattrocento, oggi al Museo Diocesano di Arezzo, la Madonna
con Bambino e Santi, tempera su tavola di Giacomo Pacchiarotto (Siena
1474 - dopo il 1539), artista senese allievo di Matteo di Giovanni,
che nelle sue opere risentì anche del Perugino e di miniatori
come Liberale da Verona. La tavola centinata raffigura la Madonna con
Bambino e i santi Girolamo, Bernardino da Siena, Caterina martire e
Francesco d’Assisi. Nel paese ci sono molte case antiche con dettagli
interessanti come gli archi delle porte con le chiavi scolpite con stemmi.
Il luogo dove sorgeva il castello, il punto più alto del paese, è oggi
occupato da una villa e non sono evidenti resti di murature antiche
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