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Badia Tega
Badia Tega è un piccolo centro, il cui nome evoca antiche abbazie scomparse, adagiato sul versante sinistro, a solatio, dell’alta e ampia valle del fosso Teggina, che confluisce nel torrente omonimo, scendendo dal Prato-magno. L’abitato ha un aspetto in parte moderno, composto di poche case abitate più che altro nel periodo estivo, situate su di uno scosceso pendio boscoso, e radunate intorno alla piccola chiesa di Sant’Antonio.
Il toponimo proviene dall’etrusco Tequnas, Tecumnal, in latino Teguna, Tegonius, da cui Tega così come l’idronimo Teggina, il fosso che scorre alla base della costa montana dove si aggruppano le case di Badia Tega. Il luogo si raggiunge agevolmente da un bivio segnalato a sinistra, prima di Ortignano, per una strada che prima tocca l’abitato di Villa e poi si inerpica fra i boschi.

Nel paesaggio che circonda questo luogo predomina la montagna, le creste aguzze che a sud chiudono l’orizzonte, come le cime del poggio Civitella, a quota 916, dove sorgeva un castello oggi scomparso; e ancora il poggio di Viepiane e quello della Madonna, ormai oltre i 1.128 metri, la cui cima prelude al Pratomagno che sulla Cima Bottigliana tocca i 1.455 metri di altezza.

Sull’angolo di una casa di Badia Tega ci sono due pietre angolari scolpite che vale la pena di osservare, entrambe rappresentano teste, di cui una di gatto e l’altra umana. Il motivo della testa di gatto è molto curioso e, nella solitudine della zona, ha fatto pensare a un qualche simbolo antico, restato a testimoniare cose diventate per il trascorrere del tempo ignote o puramente letterarie.

A questo proposito è doveroso parlare dell’abbazia di Selvamonda, antica badia scomparsa da secoli ma importante al pari di altre abbazie casentinesi, la cui ubicazione è stata oggetto delle più disparate congetture da parte degli storici che si sono occupati del Casentino. La storia di Selvamonda è molto complessa, così come i problemi connessi alla sua ricognizione. L’abbazia fu fondata nel 999 da Griffo o Griffone, un nobile dei conti di Chiusi e Chitignano.

Fu intitolata a San Salvatore e tutti i Santi e adibita a cenobio di monache dirette dalla figlia di questo Griffone; ben presto le monache furono cacciate per essere sostituite da monaci che a loro volta furono espulsi dai figli e nipoti di Griffone. Nel 1119 i monaci di Camaldoli ebbero il giuspadronato della badia dai conti di Chiusi, discendenti da Griffone. Nel 1135 papa Innocenzo 11 concesse ai monaci di Selvamonda di fondare in altro luogo un nuovo chiostro che, secondo il Repetti, è quello di Badia Tega. Durante i secoli XIV e XV le numerose guerre tra i rissosi signori locali determinarono la rovina di questa abbazia, finchè nel 1422 papa Martino V aggregò la badia a Selvamonda al monastero camaldolese di Santa Maria degli Angeli di Firenze.
Questo spostamento dell’abbazia in due località è il fatto che provoca l’incertezza dell’ubicazione; infatti è probabile che la sede primitiva fosse sul torrente Zenna nel luogo dell’odierna badia a Cornano, luogo non raggiunto dalla strada asfaltata, mentre il chiostro occupato poi dai Camaldolesi potrebbe essere quello di Badia a Tega.

 
 
2003 - realizzato da redazione RCC - rete civica del casentino - per il Comune di Ortignano-Raggiolo - ultima revisione: 16.06.2003